In merito alla recente scomparsa del senatore Francesco Cimino, riceviamo e pubblichiamo l’appassionato ricordo di Max Mannelli.
“Patti (Messina) – Si è spento nei giorni scorsi all’età di 93 anni Francesco Cimino, detto “Ciccio”, già senatore della Repubblica. Con la sua scomparsa si è chiusa una pagina importante della storia politica del nostro Paese, lasciando un vuoto profondo in chi lo ha conosciuto e stimato.
Nato a Messina il 15 gennaio 1933, agronomo di professione, Francesco Cimino fu eletto senatore per la prima volta nel 1983 per la nona legislatura. Fu poi confermato nelle successive due legislature, decima ed undicesima rimanendo in carica fino al 1994.
Durante la nona legislatura, dal 1983 al 1987, ricoprì ruoli di crescente responsabilità all’interno del Gruppo del Partito Socialista Italiano al Senato, diventando Segretario e successivamente Vicepresidente Vicario del gruppo. Inoltre, fu membro della nona Commissione permanente Agricoltura, della Giunta per gli affari delle Comunità Europee e della Commissione di controllo sugli interventi nel Mezzogiorno.
La competenza e l’autorevolezza dimostrate in Parlamento gli valsero anche importanti incarichi di governo. Fu Sottosegretario di Stato per l’Agricoltura e le Foreste nel Governo Goria, dal 30 luglio 1987 al 12 aprile 1988, nel Governo De Mita, dal 15 aprile 1988 al 21 luglio 1989 e nel sesto Governo guidato da Giulio Andreotti, dal 26 luglio 1989 all’11 aprile 1991.
Successivamente, dal 17 aprile 1991 al 27 giugno 1992, assunse l’incarico di Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri nel settimo Governo Andreotti, una posizione di grande responsabilità e fiducia.
Nell’ undicesima legislatura fu componente del Comitato Direttivo del Gruppo PSI al Senato e membro della nona Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare. Inoltre ha fatto parte della Commissione di vigilanza sulla Cassa Depositi e Prestiti.
Profondamente radicato nella sua terra siciliana, Cimino mantenne sempre uno stretto legame con il territorio d’origine, distinguendosi per un impegno costante rivolto allo sviluppo economico e sociale della provincia messinese. La sua azione politica si caratterizzò per una visione di crescita integrata, che coniugava valorizzazione delle risorse locali, sviluppo infrastrutturale e attenzione alle specificità territoriali.
Durante i suoi anni al governo, rappresentò con equilibrio le istanze del Mezzogiorno, impegnandosi per politiche di sviluppo attente ai bisogni delle comunità locali. Il suo contributo al Consorzio Intercomunale Tindari Nebrodi resta testimonianza di una visione lungimirante e concreta di sviluppo territoriale.
Chi ha avuto il privilegio di conoscere Francesco Cimino ricorda unanimemente le sue straordinarie qualità umane. Era un uomo dotato di profonda intelligenza, di una cultura vasta e di una fine ironia. Ma soprattutto era una persona empatica, capace di ascoltare, di costruire relazioni autentiche fondate sul reciproco rispetto.
La sua capacità di dialogare con tutte le forze politiche democratiche, di mediare senza rinunciare ai principi, di lavorare per obiettivi concreti a beneficio dei cittadini, lo resero una figura di riferimento ben oltre i confini della sua area politica. Era un politico nel senso più nobile del termine: competente, preparato, dedito al servizio pubblico.
“Un galantuomo d’altri tempi”, così è stato definito in questi giorni di cordoglio. In questa espressione si condensa il senso di una vita spesa all’insegna di valori che rischiano di apparire fuori moda: l’integrità morale, la lealtà, il rispetto della parola data, l’anteporre sempre il bene comune agli interessi personali.
In un’epoca in cui la politica appare sempre più distante dai cittadini, la figura del Senatore Cimino rappresenta un modello di riferimento. Ci ricorda che è possibile fare politica con competenza e passione, con rigore e umanità, con fermezza nei principi e apertura al confronto.
La sua carriera dimostra che si può servire le istituzioni con onore per oltre un decennio, attraversando momenti cruciali della storia repubblicana, mantenendo sempre una condotta esemplare. Si può rimanere fedeli ai propri valori senza rinunciare al dialogo, si può essere efficaci senza perdere la propria integrità.
La sua formazione tecnica di agronomo portò nella politica quella concretezza e quel metodo che ne fecero un interlocutore rispettato e ascoltato. Non era un uomo di slogan o di proclami, ma di progetti e di realizzazioni concrete. Credeva nella politica come strumento di trasformazione positiva della realtà, e questa sua fede si traduceva in impegno quotidiano, ostinato, generoso.
La notizia della sua scomparsa ha suscitato un’ondata di commozione e cordoglio che ha attraversato tutte le forze politiche. Dai suoi storici compagni di militanza socialista agli esponenti di altre formazioni, tutti hanno voluto rendere omaggio a un uomo che aveva saputo guadagnarsi il rispetto universale grazie alla sua coerenza, alla sua preparazione, alla sua capacità di mettere sempre al primo posto l’interesse generale.
Questo riconoscimento unanime è il tributo più significativo che si possa rendere a chi ha dedicato la propria vita al servizio pubblico: il rispetto che oltrepassa le divisioni politiche, che riconosce il valore della persona al di là delle appartenenze, che celebra la statura morale prima ancora che i risultati politici.
Francesco Cimino lascia un’eredità preziosa, fatta non solo di leggi approvate e progetti realizzati, ma soprattutto di un esempio morale e civile. Ha dimostrato che la politica può essere, e deve essere, esercitata con dignità, competenza e dedizione autentica al bene comune.
La sua capacità di fare comunità, di aggregare persone ed idee intorno a progetti condivisi, di costruire ponti anziché muri, resta un insegnamento prezioso per le nuove generazioni, in particolare, per amministratori e politici. In tempi di polarizzazione e scontro, la sua figura ricorda il valore del dialogo costruttivo e del rispetto reciproco.
Tre legislature al Senato, quattro incarichi di governo, innumerevoli commissioni e responsabilità parlamentari: una carriera istituzionale di primo piano, svolta sempre con equilibrio e autorevolezza. Ma più di ogni carica e di ogni riconoscimento formale, resta il ricordo di un uomo perbene, di un servitore dello Stato che ha onorato le istituzioni con la sua condotta irreprensibile.
Domenica 16 novembre, nel piazzale del cimitero comunale di Patti, l’intera comunità si è raccolta per l’ultimo saluto.
Momento di commozione collettiva, per rendergli il giusto omaggio.
Le figlie Natalia, Anna e Francesca, ed i nipoti hanno ricevuto l’abbraccio affettuoso della comunità.
Con Francesco Cimino se ne andato un pezzo importante della storia politica siciliana e italiana. Un uomo che ha creduto nelle istituzioni e le ha servite con dedizione autentica.
La sua memoria resterà viva non solo negli atti parlamentari e nei provvedimenti di governo, a cui ha contribuito, ma soprattutto nei cuori di coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo, di lavorare al suo fianco, di imparare dal suo esempio. E in un territorio, quello messinese e dei Nebrodi, che continua a beneficiare della sua visione e del suo impegno.
Addio, Senatore. Il Suo esempio di rigore, competenza e dedizione alla cosa pubblica resterà per sempre una bussola per chi crede ancora in una politica alta, nobile, al servizio del bene comune.”
